Scoprendo il Web 2.0

L’immanità dell’informazione

Posted in conoscenza, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 9, 2008

Era ormai da un pò di tempo che non scrivevo più sul mio blog. E credo che i miei “moltissimi” fans non saranno stati molto contenti. Il problema è che tra l’Università e lo stage (tra l’altro una mia collega mi detto che si pronuncia alla francese stagggg), non ho più avuto molto tempo da dedicare al mio caro amato spazio di studio sul web2. Anche se la mia esperienza pseudo-lavorativa mi sta insegnando molto, soprattutto in termini di percezione di quel che accade; su come l’informazione si “muove”, insomma. Nel senso che di solito, durante la giornata, si ha il sentore che tutto sia fermo, anche se con la “società dell’informazione” molte cose stanno cambiando, e che ogni cosa rimanga immobile sintantochè i media non ne fanno parola.
Lavorare in una redazione giornalistica invece suggerisce sensazioni particolari, quasi che il mondo intero sia sempre sotto i tuoi occhi; e allo stesso tempo ti senti un essere umano migliore o che deve migliorare, poichè responsabile dell’informazione che arriverà a tutti. Sai che la conoscenza che le persone trarranno dipenderà dalla tua fatica, dalla tua attenzione e dalla cura che avrai nei dettagli.

Per adesso bello bello.

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Finanza 2.0

Posted in economia, web2.0 by Giuseppe Futia on gennaio 19, 2008

Credo che uno degli aspetti più rivoluzionari della rete sia rappresentato dalla disintermediazione.

E oggi, per ottenere un prestito, non è più necessario nemmeno recarsi in banca; non perchè molte operazioni si possono effettuare on-line, ma perchè è proprio la banca stessa a scomparire.

via Ilsole24ore.com

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Incontro ravvicinato con Luca De Biase

Posted in web2.0 by Giuseppe Futia on gennaio 12, 2008

L’altro ieri il Signor Luca De Biase, caporedattore di Nova24, ha presentato a Torino il suo nuovo libro “Economia della felicità”.
Felicità non inconcludente ed effimera tipica dei beni di consumo, ma che si scopre e riscopre nelle interazioni umane, nei rapporti sociali. Le nuove tecnologie, per le caratteristiche intrinseche di cui sono dotate e per la fisionomia stessa della rete, amplificano i rapporti umani su scala mondiale e al di là di barriere, temporali e spaziali, che vengono polverizzate in un istante, con un click.

Si è parlato del PIL, che non può più essere considerato un dato oggettivo della ricchezza di un paese, nel momento in cui questa stessa ricchezza si slega da caratteri monetari e di profitto. Un pil che aumenta grazie a rifiuti che vengono bruciati, grazie alle guerre che vengono condotte. Una ricchezza che non solo non valorizza l’uomo, ma che per essere incrementata sottrae tempo e gioie vissute e assaporate stando con gli altri.
Questi sono i temi che più o meno si sono toccati durante la presentazione del libro.E ho deciso di scrivere questo post da una parte per esternare l’emozione sentita per una persona che stimo profondamente, e che dà un’impronta molto forte al mio modo di guardare le nuove tecnologie. Da un’altra parte però, perché mi vengono in mente i comportamenti assunti, a questo proposito, dai giganti del web e del mondo mediale, la cui volontà è lucrare su questa felicità: basti pensare ad esempio a come Google, Microsoft, News Corp, abbiano rispettivamente acquistato Youtube, Facebook e Myspace.

In fondo, l’attenzione delle aziende si sposta sempre dove vanno gli interessi degli individui.

Ma ripensandoci, prima di oggi, non è forse avvenuto il contrario a livello di mezzi di comunicazione? Non è la televisione a proporre al suo pubblico un prodotto che, data la mancanza di alternative dello stesso genere, viene nella maggior parte dei casi imposto?

Mi chiedo se in qualche modo, da spettatore dei media, sia più “giusto” che si lucri su un prodotto, quello della tv commerciale-generalista, che deve essere digerito da una massa anonima, oppure sulla felicità così come la declina De Biase, e più in generale sulla volontà e sul desiderio di cosa fruire.Beh, la mia scelta (anche se in effetti si potrebbero fare molte altre riflessioni in merito) ricade sulla libertà di scelta.

Perché non potrà mai esistere una Mediaset 2 (non dimenticando che per molti il dottor Berlusconi è un grande generatore di felicità), mentre all’interno della rete potranno esistere e convivere una miriade di Google, Microsoft eYahoo.

Attualmente, è anche vero che questi players hanno una posizione dominante e assoluta all’interno del web. Credo, però, che la neutralità della rete, quella cosa che la rende così speciale e diversa da tutte le altre infrastrutture comunicative, dipenda non tanto dai servizi proposti, quanto invece dalle decisioni prese dai provider (coloro che in sostanza ci offrono la connettività), dai loro accordi commerciali, e dalle modalità di accesso e navigazione che ne deriveranno.

Da tutto ciò che potrebbe privare o agevolare le nostre scelte, insomma.

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Il Knol di Google sostuirà Wikipedia?!?!?

Posted in web2.0, wiki... by Giuseppe Futia on dicembre 18, 2007

Qualche giorno fa sul blog di Google è stato presentato l’ennesimo progetto della casa di Mountain View, che questa volta si propone di lanciare una nuova enciclopedia in cui a far da padroni saranno articoli pubblicati dagli utenti. Un modello che quindi mutua, per molto aspetti, il modello di enciclopedia aperto intrapreso da wikipedia con una sostanziale differenza: all’importanza del contenuto, si affiencherà, assumendo un ruolo chiave, l’autore dell’articolo. Google ha deciso di riprendere un pò la politica secondo cui i libri hanno i propri autori, gli articoli il nome dei giornalisti scritti in basso, dando quindi nuova linfa e una nuova centralità al ruolo dell’autore.
Credo che questa scelta da una parte possa essere azzeccata infatti, il nome dell’autore, potrebbe donare all’articolo un aura diversa, un valore aggiunto che abbia risvolti in termini di credibilità; in secondo luogo penso sia una scelta che potrebbe essere allettante per l’ego di molti internauti. Sono dell’idea che, nonostante siano in molti a voler partecipare alla conoscenza, tanti altri cerchino successo e notorietà.

Ho trovato molto interessante il punto di vista di Scott Gilbertson della rivista Wired, che fa notare come, nonstante la semplicissima interfaccia di utilizzo, molto probabilmente la voce edit di un determinato articolo potrebbe essere cliccabile unicamente dagli stessi autori. Errore nel programma? Non direi. La scelta di enfatizzare l’autore di un determinato post potrebbe implicare questo tipo di scelta. Gli utenti quindi potranno commentare, ma per poter riprendere un determinato concetto, dovranno scrivere un altro e ulteriore articolo.

Dal mio punto di vista credo che wikipedia proponga insegnamenti ben precisi; se in pochi anni essa è riuscita a raggiungere il livello dell’enciclopedia britannica, i motivi sono una collaborazione di massa che ingloba le competenze più valide di tutto il mondo. La forza della comunità, del dibattito, del confronto, hanno permesso la creazione di contenuti sempre più validi e aggiornati che hanno dato vita a un’enciclopedia, ovvero un “luogo” in cui esistono delle definizioni da cui poter attingere.

La scelta di Google credo si allontani da questo obiettivo, se non altro per quel che concerne la classica ricerca all’interno di un’enciclopedia. Propone qualcosa di diverso: un intruglio che rispecchia un pò il gran numero di informazioni e di punti di vista all’interno del web.

Ma questa può essere considerata una vera enciclopedia? Io credo di no. Per una ricerca di questo tipo sono sempre a favore del modello di wikipedia: libero, aperto, spinto dalla forza della comunità e soprattutto, aspetto che trovo fondamentale, libero dalla pubblicità. Almeno per ora.

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Il cuore distribuito di Amazon

Posted in web2.0, wiki... by Giuseppe Futia on dicembre 5, 2007

“Amazon è una compagnia di commercio elettronico statunitense con sede a Seattle, nello stato di Washington. È stata tra le prime grandi compagnie a vendere merci su Internet ed una delle aziende simbolo della bolla speculativa riguardante Internet alla fine degli anni Novanta.”

Questa è la definizione che Wikipedia sapientemente ci offre. Amazon, però, è anche uno degli esempi più riusciti nell’era del web 2.0. Un azienda che, citando direttamente da wikinomics, “è stata fra i pionieri delle iniziative chiamate affiliate program, ovvero quei programmi di di affiliazione che utilizza per promuovere il traffico e le vendite all’interno dell’immensa rete dei suoi partnership”. Amazon ha due tipologie di affiliati: gli Amazon associate e i marketplace seller; i primi rappresentano migliaia di associati che veicolano traffico e vendite verso Amazon, ricevendo in cambio delle commissioni. I secondo sfruttano il sistema di pubblicazione, vendita e di distribuzione del sito per un proprio inventario di prodotti. Oggi, più di un milione di utenti registrati, sfruttano la piattaforma di Amazon per vendere prodotti nuovi e usati.

Questa scelta di apertura, fino ad oggi, è risultata vincente: in primo luogo, i mash up creati dagli Amazon associate, danno un volto multisfaccettato all’azienda , determinando un più ampio bacino d’utenza; in secondo luogo, l’utilizzo della piattaforma da parte dei marketplace seller implica un incremento dei prodotti messi in vendita, i quali aumentano in modo sostanziale la visibilità di Amazon. Il fatto che tutti questi processi avvengano in modo autonomo, implica che i costi fissi (che sono già contenuti) vengano ulteriormente ridotti, determinando quindi una spesa minimale.

Amazon e i suoi numeri:
– 140.000 sviluppatori sparsi in tutto il mondo;
– il 30 % del fatturato che proviene da società o utenti esterni che sfruttano la sua piattaforma.

Non male direi.

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Sfondare su Youtube

Posted in video, web2.0 by Giuseppe Futia on dicembre 3, 2007

Tommaso Tessarolo riprende ottimi spunti per raggiungere il successo su Youtube.

Come è facile immaginare non bisogna farsi scrupoli su eventuali richiami sessuali, anzi.

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