Scoprendo il Web 2.0

Feed Review #5

Posted in feed review, news, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 9, 2009

  • A quanto pare anche le società che si occupano di sicurezza informatica non sono immuni da attacchi di hacking.
  • Sembra che Facebook, per poter garantire una pubblicità più mirata, voglia integrare nel suo sistema una funzione per descrivere il proprio stato d’animo (qualora  vi sentiste “Soli”, i messaggi pubblicitari potranno variare da Meetic a Youporn).
  • Facebook supera Myspace anche negli Usa.
  • Alcuni software interessanti per gestire accuratamente i propri feed a livello desktop: Sindy, BlogBridge, Feedvis.
  • Se ci fosse scritta la Verità, forse questo prezzo sarebbe giustificato. Anche se 57mila euro per un libro mi sembrano comunque un po’ troppi.
  • E infine, pare che un’azienda giapponese posso preparare in 6 settimane un piccolo robot che ci assomiglia, in base a una foto che gli inviamo. Da quanto si apprende, l’equipaggiamento sembra notevole (con addirittura una connessione ethernet situata nel fondoschiena).
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Il cuore distribuito di Amazon

Posted in web2.0, wiki... by Giuseppe Futia on dicembre 5, 2007

“Amazon è una compagnia di commercio elettronico statunitense con sede a Seattle, nello stato di Washington. È stata tra le prime grandi compagnie a vendere merci su Internet ed una delle aziende simbolo della bolla speculativa riguardante Internet alla fine degli anni Novanta.”

Questa è la definizione che Wikipedia sapientemente ci offre. Amazon, però, è anche uno degli esempi più riusciti nell’era del web 2.0. Un azienda che, citando direttamente da wikinomics, “è stata fra i pionieri delle iniziative chiamate affiliate program, ovvero quei programmi di di affiliazione che utilizza per promuovere il traffico e le vendite all’interno dell’immensa rete dei suoi partnership”. Amazon ha due tipologie di affiliati: gli Amazon associate e i marketplace seller; i primi rappresentano migliaia di associati che veicolano traffico e vendite verso Amazon, ricevendo in cambio delle commissioni. I secondo sfruttano il sistema di pubblicazione, vendita e di distribuzione del sito per un proprio inventario di prodotti. Oggi, più di un milione di utenti registrati, sfruttano la piattaforma di Amazon per vendere prodotti nuovi e usati.

Questa scelta di apertura, fino ad oggi, è risultata vincente: in primo luogo, i mash up creati dagli Amazon associate, danno un volto multisfaccettato all’azienda , determinando un più ampio bacino d’utenza; in secondo luogo, l’utilizzo della piattaforma da parte dei marketplace seller implica un incremento dei prodotti messi in vendita, i quali aumentano in modo sostanziale la visibilità di Amazon. Il fatto che tutti questi processi avvengano in modo autonomo, implica che i costi fissi (che sono già contenuti) vengano ulteriormente ridotti, determinando quindi una spesa minimale.

Amazon e i suoi numeri:
– 140.000 sviluppatori sparsi in tutto il mondo;
– il 30 % del fatturato che proviene da società o utenti esterni che sfruttano la sua piattaforma.

Non male direi.

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