Scoprendo il Web 2.0

Catena vs ecosistema

Posted in conoscenza, economia, impresa, università, web2.0 by Giuseppe Futia on marzo 16, 2009

Basterebbe riflettere singolarmente sui concetti di “catena” ed “ecosistema” per poter comprendere la trasformazione attualmente in atto nei diversi settori di produzione, in particolare in quello dei media.

La catena rappresenta una struttura costituita da una successione di elementi, collegati fra di loro in maniera lineare. Ciascuna microstruttura si fa carico di una piccola parte del lavoro, favorendo in tal senso una scomposizione della complessità del sistema.

Entriamo però nel dettaglio. In ambito economico, la catena del valore consiste in un modello che permette di descrivere la struttura di una organizzazione come un insieme limitato di processi. L’insieme complessivo di tali processi, in base alla propria efficienza, produrrà un risparmio per il consumatore finale. La catena del valore permette infatti di considerare l’impresa come un sistema di attività generatrici del valore, inteso come il prezzo che il consumatore è disposto a pagare per il prodotto che soddisfa pienamente i propri bisogni.

L’opera di ciascuna impresa è quella di ottimizzare al massimo la catena del valore, al fine di diminuire i costi e sbaragliare la concorrenza. Le singole azioni che attuano, però, non determinano una crescita del valore del sistema-mercato entro cui sono inserite.

Lasciamo per un attimo da parte quanto detto fin’ora in relazione alla catena, e concentriamoci sul significato del termine ecosistema. Esso definisce una struttura in cui viene a crearsi un’ interdipendenza più o meno stretta tra i vari elementi di un sistema. Nella sostanza, la nascita o lo sviluppo di un mercato, molto più che in precedenza, traina con sé nuovi mercati che crescono a loro volta, determinando una crescita complessiva del sistema stesso:

Jeremy Rifkin all’interno del libro L’era dell’accesso ( Mondadori 2000) ha messo in luce con efficacia questo aspetto. Non è raro ormai assistere al regalo o alla vendita sotto costo di prodotti (quali cellulari, decoder televisivi, software, ecc.) che permettono di vendere in seguito al cliente i servizi sempre più sofisticati (e costosi) che li accompagnano. Alcuni settori importanti dell’economia poi (quali quelli legati al turismo, all’intrattenimento, al benessere della persona, alla realizzazione di centri commerciali e residenziali) si caratterizzano sempre meno per il valore in sé dei beni materiali in essi coinvolti e sempre più per la capacità (immateriale) di vendere tramite tali beni uno “stile di vita” (che costituisce il vero valore aggiunto dei beni venduti). Da questo punto di vista è fuorviante la distinzione che qualcuno ancora traccia tra old e new economy. Tutta l’economia è destinata a cambiare, anche se alcuni settori sono stati toccati prima di altri dalla rivoluzione in atto (tratto da: La new economy : una economia informazionale, reticolare e globale).

Questi argomenti sono stati trattati da Roberto Saracco (Director- Long Term Research, TELECOM ITALIA), all’interno del seminario “Evoluzione tecnologica nel settore media e impatto sul business”, tenuto presso la facoltà di Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione.

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Technologies of cooperation

Posted in conoscenza, economia, impresa, web2.0 by Giuseppe Futia on marzo 4, 2009

Luca De Biase, da attento e acuto esploratore della Rete, segnala il  paper Technology of Cooperation proposto dall’Institute for the Future che “con il classico approccio visionario che lo contraddistingue, tenta di offrire una rilettura strategica delle tecnologie che facilitano e organizzano la collaborazione”.

L’emergere delle tecnologie digitali, infatti, determina nuove opportunità per lo sviluppo di complesse strategie di cooperazione, che modificano profondamente il modo con cui le persone lavorano insieme. Il fulcro di queste tecnologie in grado di amplificare le possibilità collaborative è rappresentato da otto clusters, ognuno dei quali racchiude tecnologie affini ed offre un contributo distintivo per favorire una cooperazione strategica.

Ognuno di questi “grappoli”, inoltre, non deve essere visto soltanto come un modello per delineare sistemi cooperativi, ma anche come uno strumento che le persone possono usare all’interno di organizzazioni, progetti, processi e mercati per incrementare il livello di cooperazione. Entrando nello specifico, ogni individuo ha la possibilità di scegliere vie differenti  per alterare le dimensioni chiave di sistemi cooperativi nelle proprie  strutture,  regole, risorse, feedback, memorie e identità.

Direi che le premesse alla lettura sono affascinanti.

Il re Mida Google alla caccia di Skype

Posted in economia, impresa, web2.0 by Giuseppe Futia on gennaio 28, 2009

Dario Salvelli racconta di un possibile interessamento da parte di Google nei confronti di Skype, interessamento peraltro già reso noto nel novembre 2007. Sembra infatti che ebay, che ad oggi non vive un momento particolarmente strepitoso, sarebbe disposta a cedere Skype a causa dell’incompatibilità con i servizi che rappresentano il suo core business.

Infatti, sebbene Skype abbia recentemente superato un altro record, oltrepassando i 15 milioni di utenti attivi online collegati contemporaneamente ed abbia notevolmente ampliato il suo pacchetto di funzioni  (chat, conferenze, screen sharing), non sono state trovate soluzioni redditizie che integrassero un portale di e-commerce con un servizio Voip.

Per questi motivi, sarà interessante scoprire se Google riuscirà ad accaparrarsi i saperi di Skype, trasformando anche questa volta la conoscenza in oro luccicante.

Intanto, un assaggio di quanto il re Mida Google abbia già ottenuto in termini di servizi offerti grazie alle sue acquisizioni, tra cui anche quella di GrandCentral Communications pronta per essere sfruttata:

 

  • Writely + XL2Web + TonicSystems -> Google Docs,
  • Keyhole -> Google Earth/Maps,
  • Urchin + MeasureMap -> Google Analytics,
  • JotSpot -> Google Sites,
  • Zingku -> Google FriendConnect,
  • Android -> Android,
  • DoubleClick -> DoubleClick,
  • Feedburner -> AdSense for Feeds (in-process);
  • GrandCentral Communications -> Skype ???
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Tech industries e l’inferno dei licenziamenti

Posted in economia, impresa, news, web2.0 by Giuseppe Futia on gennaio 23, 2009

Com’era prevedibile, la crisi economica ha mietuto le sue vittime anche nel mondo dell’high technology.  Il Layoff Tracker di TechCrunch ha stimato per il solo mese di gennaio all’incirca 80mila posti di lavoro saltati, che vanno ad aggiungersi ai precedenti licenziamenti, tracciati a partire dal mese di agosto, raggiungendo un totale di quasi 200mila persone.

Soltanto nella settimana appena trascorsa, aziende leader a livello mondiale hanno fatto i conti con pesantissimi ritocchi all’interno della propria forza lavoro: Microsoft ed Ericsson 5mila licenziamenti, Intel ben 6mila. La più grande perdita è occorsa invece agli impiegati di Circuit City, portale che si occupa di commercio elettronico, che sono stati licenziati addirittura in 34mila. Circuit City ha dichiarato la bancarotta ed ha iniziato il processo di liquidazione degli assets della compagnia.

Tra le startups più colpite vi sono Digg, Federated Media e O’Reilly Media. E nemmeno Google è risultata immune da questo tsunami di licenziamenti: almeno 100 neoassunti hanno perso il lavoro, anche se voci di corridoio affermano che l’ondata di licenziamenti sia tutt’altro che conclusa.

La tabella seguente riporta i dati sui licenziamenti di gennaio stimati da TechCrunch.

Company Date Location # % Source
Digg January 22, 2009 San Francisco, CA 7 10% Cnet
Microsoft January 22, 2009 Redmond, WA 5,000 5% TechCrunch
Ericsson January 21, 2009 Stockholm, Sweden 5,000 6% Cnet
Bose January 21, 2009 Framingham, MA 1,000 10% Boston Globe
Intel January 21, 2009 6,000 Network World
Clear Channel Radio January 20, 2009 1,850 9% paidContent
Warner Brothers January 20, 2009 Hollywood 800 Yahoo Finance
SEGA January 20, 2009 San Francisco, CA 30 IGN
Circuit City January 17, 2009 USA 34,000 100% Circuit City website
Federated Media January 16, 2009 7 Company Blog
AMD January 16, 2009 1,100 9% Washington Post
Autodesk January 15, 2009 Worldwide 750 10% Reuters
Oversee.net January 15, 2009 Los Angeles 40 18% DomainName Wire
O’Reilly Media January 15, 2009 Sebastopol 30 14% Press Democrat
NEC January 15, 2009 Australia 200 Daily Telegraph
Google January 14, 2009 100 1% Official Google Blog
Varolii January 14, 2009 Seattle 8% TechFlash
Oracle January 14, 2009 United State 500 1% MSN Money
Plantronics January 14, 2009 Santa Cruz 900 18% San Jose Mercury News
Motorola January 14, 2009 4,000 Wall Street Journal
WatchGuard January 13, 2009 Seattle 55 9% TechFlash
TBD Networks January 13, 2009 San Jose 5 50% TechCrunch
Financial Times January 12, 2009 London, UK 80 Guardian
Seagate January 12, 2009 US 800 10% AP

via TechCrunch

Askmarkets.com, previsioni di mercato provenienti dal basso

Posted in economia, impresa, web2.0 by Giuseppe Futia on dicembre 7, 2008

askmarkets.comCrunchbase ci offre una sapiente definizione di cosa sia askmarkets.com: una piattaforma per le previsioni nell’andamento dei mercati che dà spazio alla saggezza della folla. Il tutto, naturalmente, in maniera virtuale.

Ogni utente fornisce il proprio punto di vista sulle informazioni riguardo all’attuale andamento del mercato, proponendo inoltre la propria previsione sugli andamenti futuri. E tramite queste opportunità, è possibile rimodellare il consenso generale attorno a un dato mercato, osservando in maniera diretta l’impatto delle proprie azioni. Impatto che, a livello teorico, potrebbe rivelarsi anche nella realtà nel caso in cui trapelino informazioni particolari.

Non azzardo altre ipotesi poiché non conosco in profondità il servizio, ma conoscendo la potenza diffondente della Rete (molti ricorderanno il caso di Drudge Report, il blog che ancor prima dei canali mainstream denunciò l’impeachement che coinvolse Bill Clinton e Monica Lewinsky), un tale servizio potrebbe avere pesanti ripercussioni soprattutto se si pensa all’impatto di elementi come la fiducia delle persone sull’andamento dei mercati.

Ciascun utente inoltre può creare il proprio mercato personale, ponendo la propria domanda a tutta la community di askmarkets.com. E se quest’ultima ha creato una prediction market per le start-up presenti in CrunchBase, uno dei più importanti archivi dove ogni utente può inserire le informazioni che conosce su un determinato sito, o su una persona in particolare, che ha sviluppato il suo lavoro sul web, la cosa si fa ancora più interessante.

via TechCrunch

Emozione Apple

Posted in impresa, web2.0 by Giuseppe Futia on marzo 5, 2008

Emozione Apple - Antonio DiniVorrei riportare un piccolo paragrafo presente alla fine del libro Emozione Apple, scritto da Antonio Dini, edito da Il Sole24 ore:

[…]L’ultima cosa da dire è proprio questa: la complicità, l’appartenenza, a un gruppo. Alla fine, il segreto di Apple è tutto qui. Non una singola persona, Steve Jobs, o la speciale cultura di un posto particolare, la cittadina di Cupertino nel cuore della Silicon Valley, a fare per intero la differenza.[…] Sembra paradossale, ma la scoperta di Apple è in definitiva la scoperta di un mondo che è dentro di noi, non al di fuori.

Credo sia straordinario quello che Apple è riuscita a fare in questi anni. Perchè in fondo è l’unico brand di una casa IT in grado di ingenerare emozione. Riuscendo da una parte a intercettare le esigenze di ciascun individuo, il quale ha bisogno di una tecnologia al proprio servizio, senza dover per forza avere il pallino dell’informatica ed allo stesso tempo compiere una vera e propria magia; un gioco di prestigio che si traduce nel senso di appartenza a un elité, in cui ciascun individuo si sente parte integrante e attiva, da un punto di vista emotivo, di qualcosa di speciale.

È bello avere degli amici

Posted in impresa, infografica, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 24, 2008

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