Scoprendo il Web 2.0

Feed Review #4

Posted in feed review, news, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 6, 2009

  • Il New York Times ripensa a un modello a pagamento per una parte dei propri contenuti.
  • Circoli viziosi: la Universal Group, uno dei più accaniti sostenitori della politica anti-youtube, viola il copyright pubblicando contenuti che non gli appartengono (sul proprio canale Youtube).
  • Calcolare il valore monetario di un sito web? Ora è possibile con Stimator.com. Con quel che ricaverei dal mio blog, potrei invitare qualche donna a una bella cena romantica. A chi fosse interessata…
  • Verrà un momento della nostra storia in cui le auto andranno davvero “a tutta birra“.
  • Dropular: pura manifestazione di coda lunga (segnalato da Enrico).
  • E per concludere, lo sapevate che in Italia anche i servizi web sono funzionanti dalle.. alle.. (ammettendo che durante il resto della giornata funzionino).
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Media Convergence

Posted in news by Giuseppe Futia on febbraio 4, 2009

Secondo il Financial Times, le reti televisive via cavo, a differenza di molti altri media generalisti, non devono temere l’espolosione di Internet. Ma anzi, considerarla un’opportunità.

“Cable networks do not have to fear the internet. It may have killed the business models of many record labels and newspapers, but there good reasons to think that companies distributing programming can dodge the online bullet.

For a start, making video of even moderate quality is a very different, and more expensive proposition than writing a blog or starting a band in the garage. User generated content fills a variety of niches but is unlikely to derail television. It is striking that the 10 most popular videos on YouTube in 2008 were all professional efforts”.

Google latitude, il social network topografico

Posted in mobile, news, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 4, 2009

Prendo in prestito la definizione di Luca Sofri sul nuovo servizio partorito dalle infaticabili menti di Mountain View. Google latitude è un geolocalizzatore per telefoni cellulari che permette di rilevare la posizione di chi lo utilizza, in modo tale che sia rintracciabile direttamente su Google Maps.  Il tutto a prova di privacy: come suggeriscono da Mashable infatti, possiamo naturalmente condividere la nostra posizione, oppure, anche mentire facendoci localizzare da tutt’altra parte.  I motivi? Credo che la deduzione di Mantellini, “l’adulterio nelle sue due varianti di procurato o ricevuto”, possa essere condivisa da gran parte di noi.

Il sistema attualmente non supporta la piattaforma Android, così come non è disponibile per iPhone e iPod. Ma, come ci informano fonti ufficiali, lo diverrà presto. Il servizio inoltre risulta disponibile soltanto in 27 Paesi (Italia compresa), anche se Google ha promesso che il “pacchetto” di Stati che potrà usufruire del servizio sarà anch’esso ampliato a breve.

Quella di Google, però, non è un’idea completamente nuova: da quanto si può appurare suTechCrunch, che ci ricorda giustamente che il servizio non ha ancora integrato le “funzionalità di socializzazione” di Google Friend Connect,  Latitude potrebbe essere visto come una versione privata di Fire Eagle, strumento web per la geolocalizzazione fornito da Yahoo!. Esiste inoltre anche un servizio completamente made in Italy chiamato Mobnotes che, stando a quanto racconta Dario Salvelli,  “è una applicazione che permette non solo di conoscere dove sono i tuoi amici in tempo reale (specie quelli che abitano nella tua stessa città) ma di scoprire anche i posti che frequentano come locali pubblici, ritrovi, leggendo note, foto e video che hanno aggiunto. Tra l’altro utilizza le mappe di Google e s’integra benissimo sia con Facebook che con Twitter”.

Come dire: va bene imparare dagli altri. Ma anche a casa nostra non siamo da meno.

Nel caso desideriate ulteriori informazioni su Google latitude, vi rimando ai seguenti link:

E per non farci mancare niente, anche il video di presentazione:

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Feed Review #3

Posted in feed review, news, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 3, 2009
  • Anologie interessanti: i widget come merchandising del web.
  • Connection generated content: perché non basta attivare gli utenti affinché creino contenuti, ma è essenziale che tra questi si stabilisca un modello di collegamento. Intanto, le prospettive di consumo degli User generated content sono in crescita.
  • Google-dipendenza: “In un enorme sistema informativo i cui fili avvolgono ormai il pianeta intero basta una slash di troppo, digitata un sabato mattino presto durante uno sbadiglio, per spegnere il giocattolo di tutti. E questa, tutto sommato, è oggi la notizia”.
  • Pubblicità occulta (born to burn).