Scoprendo il Web 2.0

Wired, il lato umano

Posted in conoscenza, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 22, 2009


Ore 16. Biblioteca. Leggo Wired, con in testa l’entusiasmo di 1Co e lo scetticismo di Fede riguardo a questa nuova rivista. Così inizio a scorrere le pagine, leggo gli articoli che ritengo più interessanti: Coelho e Bignami dimostrano notevoli capacità narrative, il primo per ovvie ragioni, mentre il secondo stupisce di più per l’accurata affabilità con cui racconta le potenzialità straordinarie dei vetri veneziani.

Poi mi fermo all’intervista di Rita Levi Montalcini. Sospendo la lettura, chiudo gli occhi e prendo fiato, cercando di entrare in uno stato mentale che mi permetta di recepire con la massima lucidità ciò che mi sta attendendo. Leggo l’intervista tutta d’un fiato, ma mi interrompo in due punti che mi suscitano particolari sensazioni. Di tristezza.

Il primo punto: RLM descrive le funzionalità del cervello arcaico (nel nostro cervello esistono infatti 2 cervelli, uno arcaico e uno cognitivo) “che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni fa ad oggi. […] Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. […] Purtroppo, buona parte del nostro comportamento è ancora guidato dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie – la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo – sono dovute alla prevalenza emotiva su quella cognitiva”. A questo punto l’intervistatore, Paolo Giordano, obbietta che nel cervello arcaico dovrebbero risiedere quindi anche l’amore, la passione, l’affettività. E a questa obiezione RLM risponde in modo freddo e diretto: “Sì la componente emotiva non è solo pessima”.

Il secondo punto: Giordano le chiede se sia facile per le donne che fanno ricerca coniugare questa attività (e passione) con la vita famigliare. E RLM, di nuovo, non si accende a quella parole: “Sono tutte ragazze eccellenti, altre conviventi. Non importa. Sono ottime. Vedi, perché questo? Quando ha accesso alla cultura è come un affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo.” A tal proposito Giordano, all’interno del suo pezzo, richiama un aneddoto relativo alla storia di Ipazia, vissuta ad Alessandria d’Egitto a cavallo fra il terzo e il quarto secolo a. C., inventrice dell’astrolabio e del planisfero ed insegnante di Filosofia: si narra che un giovane allievo di Ipazia si innamorò di lei. La filosofa ci tenne a mostrargli un telo imbrattato di mestruo. Gli disse: “Questo, dunque ami, o giovane. Niente di bello.”

Inizialmente ho ricondotto questa tristezza a quella che ritenevo fosse l’incapacità di una donna geniale e straordinaria di riuscire a percepire positivamente l’umanità che sta dentro l’ammasso di carne di cui siamo costituiti. Poi, riflettendoci, ho capito che era qualcosa di diverso: RLM è un individuo che ha trovato la propria collocazione nel mondo, mettendo il proprio ingegno e la propria “arte” al servizio dell’umanità. Secondo una forma d’amore universale. Mentre io, staziono in mezzo ad una sorta di tira e molla in cui, non appena credo di aver capito quale sia il mio posto, vengo immediatamente riposizionato al centro di tutto. Alla stessa distanza da ogni cosa.

Ma mi piace raccontare la tecnologia, provando a regalare  un ingenuo spunto di riflessione. Ben sapendo che è qualcosa di infinitamente piccolo rispetto a ciò che Rita Levi Montalcini compie ogni giorno. Sperando che, malgrado questo, esso possa costituire il mio posto nel mondo.

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6 Risposte

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  3. Emanuele said, on febbraio 22, 2009 at 11:19 pm

    per quanto riguarda il primo numero concordo con Fede e il suo scetticismo. Però per il prezzo che ha l’abbonamento lo faccio nella speranza che migliori. La RLM mi sta un po’ sulle balle, e l’intervista lo trovata poco approfondita e sinceramente mi aspettavo qualcosa di più…

  4. Abel's land » Wired said, on febbraio 22, 2009 at 11:37 pm

    […] Preso dal tam tam della rete sono partito direzione edicola a comprare il numero uno di wired. Le mie impressioni sono molto contrastanti ed ho voluto leggere un po’ di recensioni bloggeresche prima di poter dire la mia: innanzitutto ammetto che ero totalmente ignorante su questa rivista nella sua famossissima, a quanto pare, controparte americana; detto questo la mia esperienza appena preso in mano il magazine si è suddivisa in più fasi alterne dettate da sconforto ed esaltazione, cominciate però con estremo orrore iniziale quando ho visto la mole di pubblicità invasiva al suo interno, tanto che per un attimo ho pensato di aver comprato Max (ma mancavano tette e culi, quindi mi son rassicurato sull’acquisto); passato lo spaesamento iniziale mi son messo a sfogliare e leggere i vari articoli della rivista, trovandone alcuni molto buoni e altri meno, tutti però caratterizzate da una poca profondità che secondo me incide sulla qualità generale del prodotto: non so, forse mi ero fatto l’idea che contenesse articoli ben dettagliati e precisi e magari qualche bell’approfondimento tecnologico; mi sembrava di leggere un po’ focus in effetti. C’è da considerare che è anche il primo numero e che quindi ha moltissimi margini di miglioramento e credo che una base solida comunque ci sia e che si veda parecchio. Non sono pessimista come fede, poichè credo ed ho una innata fiducia in questa rivista tanto da decidere (visto anche il prezzo irrisorio) di farne l’abbonamento. Spero vivamente che non mi deluda. Consoglio anche la lettura di questo post. […]

  5. Giuseppe Futia said, on febbraio 23, 2009 at 2:59 pm

    Sinceramente non è che stimi particolarmente Paolo Giordano. Credo ci sia molto di meglio da leggere, ma guardando in giro ho visto che la blogosfera si è in generale allineata, definendo soprattutto l’intevista un capolavoro (mah).

    Sinceramente non l’ho trovata straordinaria nemmeno io, ma comunque mi ha lasciato belle sensazioni.

  6. Gabbo said, on febbraio 26, 2009 at 10:13 am

    A me l’intervista ha molto colpito, anche se, come già accennato, non è molto approfondita. Probabilmente la capacità di Giordano nella narrazione è riuscita a lasciarmi quacosa di questo personaggio.
    Concordo sul fatto che la pubblicità è molta, anche se ben targetizzata (fin troppo).


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