Scoprendo il Web 2.0

Wordle, beautiful word clouds

Posted in infografica, Uncategorized, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 24, 2009

Oltre a un’immensa quantità d’informazioni, il web è in grado di offrire idee talvolta bizzarre su come visualizzare una tale vastità di contenuti. Wordle, espressione da cui non saprei discernere significati particolari, è un servizio che permette di tramutare un testo scritto in una vera e propria nuvola di parole, nella quale i termini ripetuti più spesso, come qualsiasi word cloud che si rispetti, sono visualizzati con dimensioni più generose.

Nonostante il servizio risulti alquanto curioso, sarebbe interessante effettuare dei paragoni tra testi che vertono sugli stessi argomenti. E su questa scia, TechCrunch ha raccolto le word clouds relative alle “Condizioni di utilizzo” dei maggiori servizi Web 2.0. Vediamo come è andata:

Facebook (Condizioni di utilizzo almeno fin ora)

Yahoo (Condizioni di utilizzo)

Digg (Condizioni di utilizzo)

Google (Condizioni di utilizzo)

Twitter (Condizioni di utilizzo)

MySpace (Condizioni di utilizzo)

YouTube (Condizioni di utilizzo)

Com’era prevedibile, sono tutti molto autoreferenziali.

Qui trovate ulteriori informazioni sul servizio.

Wired, il lato umano

Posted in conoscenza, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 22, 2009


Ore 16. Biblioteca. Leggo Wired, con in testa l’entusiasmo di 1Co e lo scetticismo di Fede riguardo a questa nuova rivista. Così inizio a scorrere le pagine, leggo gli articoli che ritengo più interessanti: Coelho e Bignami dimostrano notevoli capacità narrative, il primo per ovvie ragioni, mentre il secondo stupisce di più per l’accurata affabilità con cui racconta le potenzialità straordinarie dei vetri veneziani.

Poi mi fermo all’intervista di Rita Levi Montalcini. Sospendo la lettura, chiudo gli occhi e prendo fiato, cercando di entrare in uno stato mentale che mi permetta di recepire con la massima lucidità ciò che mi sta attendendo. Leggo l’intervista tutta d’un fiato, ma mi interrompo in due punti che mi suscitano particolari sensazioni. Di tristezza.

Il primo punto: RLM descrive le funzionalità del cervello arcaico (nel nostro cervello esistono infatti 2 cervelli, uno arcaico e uno cognitivo) “che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni fa ad oggi. […] Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. […] Purtroppo, buona parte del nostro comportamento è ancora guidato dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie – la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo – sono dovute alla prevalenza emotiva su quella cognitiva”. A questo punto l’intervistatore, Paolo Giordano, obbietta che nel cervello arcaico dovrebbero risiedere quindi anche l’amore, la passione, l’affettività. E a questa obiezione RLM risponde in modo freddo e diretto: “Sì la componente emotiva non è solo pessima”.

Il secondo punto: Giordano le chiede se sia facile per le donne che fanno ricerca coniugare questa attività (e passione) con la vita famigliare. E RLM, di nuovo, non si accende a quella parole: “Sono tutte ragazze eccellenti, altre conviventi. Non importa. Sono ottime. Vedi, perché questo? Quando ha accesso alla cultura è come un affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo.” A tal proposito Giordano, all’interno del suo pezzo, richiama un aneddoto relativo alla storia di Ipazia, vissuta ad Alessandria d’Egitto a cavallo fra il terzo e il quarto secolo a. C., inventrice dell’astrolabio e del planisfero ed insegnante di Filosofia: si narra che un giovane allievo di Ipazia si innamorò di lei. La filosofa ci tenne a mostrargli un telo imbrattato di mestruo. Gli disse: “Questo, dunque ami, o giovane. Niente di bello.”

Inizialmente ho ricondotto questa tristezza a quella che ritenevo fosse l’incapacità di una donna geniale e straordinaria di riuscire a percepire positivamente l’umanità che sta dentro l’ammasso di carne di cui siamo costituiti. Poi, riflettendoci, ho capito che era qualcosa di diverso: RLM è un individuo che ha trovato la propria collocazione nel mondo, mettendo il proprio ingegno e la propria “arte” al servizio dell’umanità. Secondo una forma d’amore universale. Mentre io, staziono in mezzo ad una sorta di tira e molla in cui, non appena credo di aver capito quale sia il mio posto, vengo immediatamente riposizionato al centro di tutto. Alla stessa distanza da ogni cosa.

Ma mi piace raccontare la tecnologia, provando a regalare  un ingenuo spunto di riflessione. Ben sapendo che è qualcosa di infinitamente piccolo rispetto a ciò che Rita Levi Montalcini compie ogni giorno. Sperando che, malgrado questo, esso possa costituire il mio posto nel mondo.

Current censurata

Posted in conoscenza, news, politica, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 22, 2009

Dal blog di Current Tv si leva la protesta:

Ecco le immagini che l’ATAC, l’azienda trasporti pubblici di Roma, ha deciso di censurare. Le immagini sarebbero state affisse nelle stazioni della metropolitana della capitale (e non, come sostiene il presidente dell’ATAC, sugli autobus). Lasciamo a voi la valutazione del contenuto di questi manifesti. Ricordo che l’agenzia che ha creato i visual è cOOkies Adv, con sede a Milano.

Il manifesto con la bibbia pubblicizza la puntata del VANGUARD “I martiri della camorra”, in cui si racconta la storia di un sacerdote ucciso dalla camorra.

Io mi associo e pubblico.

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Bespin, l’editor in the cloud

Posted in news, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 18, 2009

bespin

Con l’ingenua curiosità di un neofita, ho deciso di provare Bespin, un progetto sviluppato dai Mozilla Labs,  che consiste in un vero e proprio editor Html web-based.

In sostanza, dopo aver sottoscritto l’account, è possibile scrivere righe di codice in linguaggio Html 5 direttamente sul proprio browser, senza dover utilizzare ulteriori applicazioni.

Come sottolinaeto da ReadWriteWeb: “Bespin è stato creato con la speranza di rendere la creazione di codice molto più semplice, collaborativo, ed estremamente più veloce. Nonostante sia soltanto una prima versione, è stato compiuto un lavoro ammirevole che risponde egregiamente a tutti gli obiettivi prefissati”.

Tra i principi fondamentali del servizio è possibile annoverare:

  • La facilità d’uso: il primo impatto con l’edito non dovrebbe intimidire ed anzi dovrebbe prestarsi facilmente all’inserimento di codice;
  • la collaborazione real-time: è possibile condividere il codice direttamente con i propri colleghi in tempo reale (un po’ come avviene per i documenti di Google Docs);
  • il command-Line integrato: caratteristica già utilizzata da altri editor come vi ed Emacs;
  • l’estensibilità: l’interfaccia e le capacità di Bespin dovrebbero rendere estremamente semplice e accessibile il suo utilizzo grazie a comandi Ubiquity-like, o tramite plug-in API;
  • l’incredibile velocità: l’editor molto reattivo, a meno di trattare file con dimensioni troppo grandi;
  • l’ “ubiqua” accessibilità: l’editor dovrebbe poter lavorare ovunque, da qualunque device, supportato da tutti i browser più recenti.

Ecco che allora la nuvola (il cosiddetto cloud computing), si sta facendo sempre più grande e complicata. Sperando che non ci riversi addosso una tempesta straripante e incontrollata di servizi.

Qui il video di presentazione.

via ReadWriteWeb

Il destino dei media di massa

Posted in conoscenza, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 13, 2009

Minimarketing ci offre uno spunto molto lucido sulla probabile evoluzione dei media di massa, man mano che gli utenti prenderanno sempre più coscienza dell’uso di filtri informativi: filtri che diverranno in un certo senso sempre più sociali.

 

“Esempio: il giornale diventa portale, poi diventa Google News (cerchi ciò che vuoi e il portale lo montano gli altri), poi diventa Google Reader (le fonti RSS le scegli tu, e poi scegli anche le tag all’interno delle singole fonti, attraverso filtri alla Technorati), poi diventa Facebook o FriendFeed (le notizie, te le raccontano direttamente i tuoi amici).”

Feed Review #6

Posted in feed review, news, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 12, 2009

  • Pare che Google ci permetterà anche di risparmiare sui consumi di energia elettrica.
  • Perché ogni company è una media company“. Il punto di vista di Rick Burnes Inbound marketing manager di HubSpot.
  •  In caso di inattività prolungata, per quanto tempo rimangono in piedi i nostri account di posta elettronica?
  • Magnation, nuovo “format” di edicola che tratta più di 4mila titoli tra libri e riviste, aiuta a trovare il giornale che fa per voi con un piccolo test.
  • E per concludere, la campagna Ti piace la neve? Prova a dormirci:  30 cartoni sparsi per le strade di Londra per sensibilizzare i cittadini sulle condizioni dei senza tetto
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Feed Review #5

Posted in feed review, news, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 9, 2009

  • A quanto pare anche le società che si occupano di sicurezza informatica non sono immuni da attacchi di hacking.
  • Sembra che Facebook, per poter garantire una pubblicità più mirata, voglia integrare nel suo sistema una funzione per descrivere il proprio stato d’animo (qualora  vi sentiste “Soli”, i messaggi pubblicitari potranno variare da Meetic a Youporn).
  • Facebook supera Myspace anche negli Usa.
  • Alcuni software interessanti per gestire accuratamente i propri feed a livello desktop: Sindy, BlogBridge, Feedvis.
  • Se ci fosse scritta la Verità, forse questo prezzo sarebbe giustificato. Anche se 57mila euro per un libro mi sembrano comunque un po’ troppi.
  • E infine, pare che un’azienda giapponese posso preparare in 6 settimane un piccolo robot che ci assomiglia, in base a una foto che gli inviamo. Da quanto si apprende, l’equipaggiamento sembra notevole (con addirittura una connessione ethernet situata nel fondoschiena).

La grande corsa ai social network

Posted in economia, news, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 9, 2009

L’audience dei social network sta crescendo molto rapidamente. eMarketer ha stimato che nel 2008 all’incirca 80 milioni di persone, il 41% degli internauti di tutti gli Stati Uniti, ha visitato siti Internet di social network almeno una volta al mese, con una crescita di circa l’11% rispetto al 2007. Secondo un’ulteriore stima, entro il 2013 il 52% degli utenti della Rete visiterà regolarmente uno o più social network.

 

 

«Il costante flusso di informazioni e aggiornamenti, riguardante i social network, che viene proposto quotidianamente è oramai un’abitudine per la maggior parte degli utenti», ha affermato Debra Aho Williamson, senior analyst di eMarketer ed autrice del nuovo report Social Networks: Trends for 2009. «E tutta quest’attenzione non può che rappresentare buone notizie per i social network stessi».

Buone notizie soprattutto perché i social network devono ancora sviluppare modelli di business che siano redditizi. Ma c’è ancora tempo.

«L’utilizzo dei social network sta tutt’altro che rallentando», ha ricordato Ms. Williams. «Non solo i consumatori che sottoscrivono un account stanno crescendo, ma il loro livello di coinvolgimento diventa sempre più profondo».

La maggioranza degli utenti di social network dedica infatti molta più attenzione, ad esempio, alla costruzione del proprio profilo.

Un ulteriore proiezione di eMarketer prevede inoltre che 79.7 milioni di persone, il 40% degli utenti Internet degli Usa, genereranno contenuti almeno una volta al mese per tutto il 2009, considerando tra le tipologie di contenuti anche l’aggiornamento del profilo oppure lo scambio d’informazioni con gli altri utenti.

 

 

Secondo la Williams, il successo (anche economico) dei social network si baserà proprio sul fatto che forse «mai come oggi, gli utenti si sono sentiti così coinvolti nel partecipare attivamente all’interno dei social network di cui fanno parte».

via eMarketer.com

L’ipertesto che ci batte dentro

Posted in conoscenza, web2.0 by Giuseppe Futia on febbraio 8, 2009

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Le innumerevoli esperienze a cui siamo sottoposti quotidianamente, spesso ci spingono a collegare fra loro eventi che appaiono lontani soltanto in apparenza. E qualcosa di analogo avviene nel caso delle esperienze mediatiche che ci vengono offerte, mentre proviamo ad immaginare un ipertesto in grado di relazionare tra loro contenuti di diversa natura.

La tecnologia attuale, però, difficilmente è capace di offrire un sistema che agisca secondo vie che rispecchiano la configurazione delle nostre mappe mentali. A dire il vero, mi è capitato spesso di imbattermi in esempi in cui l’informazione classica, quella che abitualmente recepiamo in maniera lineare, fosse strutturata secondo un modello di spazialità riconducibile a una struttura a Rete. I cui nodi rappresentavano i punti chiave, collegati gli uni agli altri secondo logiche coerenti con il nostro modo di intendere la realtà.

A volte però, tutto questo ancora non ci soddisfa. Vorremmo di più. Poiché spesso ciò che siamo in grado di ricreare con la tecnologia, si colloca su un piano differente, troppo lontano dal nostro modo di pensare. Forse perché in realtà, l’ipertesto che vorremmo si realizzasse, per il momento, è situato soltanto nella nostra mente. È la nostra mente che per sua naturale vocazione tende a legare e intrecciare contenuti, idee, pensieri e, nei casi più interessanti, situazioni ed accadimenti che, spesso un po’ straniti, siamo soliti definire coincidenze.

La fine degli archetipi

Posted in conoscenza, economia, politica by Giuseppe Futia on febbraio 8, 2009

Sparsi qua e là per la Rete, esistono molti aggregatori di news che si occupano di raccogliere in modo accurato articoli e notizie, amplificando la visibilità di quest’ultimi a favore di un pubblico molto più vasto.

Uno dei più interessanti è sicuramente Come Don Chisciotte: portale d’informazione gestito da volontari che setacciano la Rete alla ricerca di articoli ed approfondimenti che per la maggior parte dei casi rappresentano una voce d’informazione alternativa.

Non alla Beppe Grillo, colui che molto spesso impersonifichiamo come la vera e propria forma concreta di controinfromazione. Forse Grillo risponde maggiormente alle esigenze di una gioventù indignata, nata e cresciuta in Rete; una generazione che troppo spesso però si alimenta di luoghi comuni, fomentata dalla disillusione verso una classe politica che pare lontana anni luce.

Ma lo fa in modo troppo sbrigativo e diretto e, a parer mio, non contribuisce ad un crescita culturale determinata da una consapevolezza costruita auton0mamente, con le proprie forze. È probabile che questo non sia il suo compito, ma se devo individuare un punto debole, lo identifico in questo. Che poi, quello culturale, è un problema che affligge l’intera umanità (sottomessa), perciò non possiamo attribuire colpe, meriti, prerogative e mancanze ad un unico uomo.

Mi sono perso. Cosa che a uno che scrive non dovrebbe mai accadere, ma stavolta me lo concedo. Comunque, ritornando a quanto accennato prima di questa breve parentesi, il problema di  Come Don Chisciotte è che troppo spesso gli articoli che raccoglie sono molto lunghi e di complessa digeribilità (soprattutto per quelli che come sono la massima espressione della generazione cresciuta in Rete, scarsamente propensa a un approfondimento approfondito). Però, questi articoli possono tornare molto utili nei giorni come la domenica, che io amo definire “giorni da editoriale”, in cui la mente lavora a mezzo regime, ma è molto più capace di “ascoltare”.

Ecco perché voglio dedicare spazio a un articolo che ho trovato davvero stupendo, in cui le cause della crisi, ma soprattutto la mancanza di strumenti per reagire ad essa in modo deciso, sono attribuibili a una progressiva perdita di cultura, che si è concretizzata nella progressiva perdita da parte dell’umanità di modelli di base, gli archetipi per l’appunto. Archetipi che, pur essendo state figure controverse e talvolta derise  (cito testualmente: “Il funzionario austro-ungarico è ricordato per antonomasia come l’archetipo fondante dell’integerrimo impero multietnico, e fu bersaglio dell’ironia risorgimentale italiana.”), oggi sono le cose che più ci mancano per poter offrire un’alternativa densa di valori e significati. Riporto alcuni pezzi che mi hanno colpito (la versione integrale dell’articolo la potete trovare qui e qui):

[…]La perdita degli archetipi non può essere sottovalutata, soprattutto da coloro i quali addossano tutte le responsabilità dell’attuale crisi (che è una crisi di civiltà, non di società) a semplici fattori economici. Se così fosse, sorgerebbero – potenti – dal corpo sociale precise ed organiche richieste di cambiamento, e sarebbero dinamiche positive ed inarrestabili, nonostante la censura mediatica.
Invece, le proposte sono frammentarie e sconclusionate: e, questo, avviene da parte di chi le propone, ma anche dalla confusione di chi ascolta e, a sua volta, ripropone “aggiustamenti” con un semplice meccanismo di scelta multipla, quasi si trattasse di un test. Insomma, “quoto” e “non quoto”, e finisce lì.[…]

[…]Poiché, nel frattempo, sono stati frantumati – sono stati proprio spezzati gli stampi – gli archetipi fondanti dell’ordinamento sociale. Non si tratta di semplici defaillance del modello: esso, è proprio tramontato.
Il funzionario austro-ungarico è ricordato per antonomasia come l’archetipo fondante dell’integerrimo impero multietnico, e fu bersaglio dell’ironia risorgimentale italiana. Raffigurato come un codino e sparagnino esecutore del potere asburgico, in realtà era una figura forte, che avvertiva l’importanza della sua funzione. A sua volta, la burocrazia imperiale riconosceva ampiamente e sotto molti aspetti (economici, normativi, ecc) l’importanza dei funzionari, come insostituibili “tasselli” della costruzione imperiale. Dunque, come i Mandarini cinesi, il funzionario asburgico rappresenta in qualche modo un archetipo.

L’insegnamento fu, per molto tempo, considerato quasi una “missione”, al pari del medico, e non un semplice “mestiere”. Quasi un’arte.
C’era, da parte dello Stato, il riconoscimento di questa figura mediante un trattamento economico e normativo che la favoriva, che le riconosceva l’importanza del suo agire.
Con questo, non si vuol affermare che non siano esistiti pessimi insegnanti (probabilmente esistettero anche in passato, ma solo le “vette” sono ricordate), ma che l’archetipo dell’insegnante era, almeno, preservato. Oggi, gli insegnanti ricevono gli adeguamenti salariali sulla base della tabella “operai-impiegati-insegnanti”: il che, la dice lunga sul loro prestigio sociale. Vengono mantenuti in servizio fino a 65 anni, poiché nessuno prende mai in considerazione le difficoltà – oggettive – che esistono nel dialogo fra le generazioni. Perché non fanno cantare i tenori o le soprano fino a 65 anni? Poiché i risultati sarebbero deludenti ed acclarati, mentre fra le mura delle scuole non si sa cosa avviene. In ogni modo, l’archetipo è oramai frantumato.

Ho assistito, casualmente, alla distruzione di un archetipo.
Il ferroviere era anch’esso figura archetipa: era colui al quale ci s’affidava per giungere a destinazione.
Chiedendo lumi sulla soppressione di un treno, dovetti assistere ad una scena che mi fece stringere il cuore:
«Un tempo – raccontava il capostazione – per sopprimere un treno ci dovevano essere validissime ed insuperabili motivazioni. Oggi, basta che manchi una persona in più nell’organico e sopprimono. Guardi – continuava – fra due anni andrò in pensione e non vedo l’ora: questo non è più lavorare, questo è diventato un inferno, oppure una barzelletta». Ciò che narrava, non era la débacle delle Ferrovie Italiane, era la frantumazione – che percepiva soffrendo – della sua dignità di lavoratore: era il suo archetipo che andava in pezzi.

L’archetipo del funzionario onesto e capace – il quale tenterà magari di riattare l’esistente, cercando le soluzioni meno onerose – quello dell’insegnate che cercherà di forgiare spiriti liberi, critici e responsabili, e quello del ferroviere che avrà come primo obiettivo far in modo che i viaggiatori trovino i treni ad attenderli, sono vere e proprie iatture per il “mercatismo”. Poiché non riconoscono il vuoto, inesistente, falso modello del banchiere contemporaneo, espropriato anch’esso del suo archetipo – ossia del banchiere che non fornisce più denaro per catalizzare la creazione di beni, bensì s’adopera solamente ad inventare truffe destinate ad incrementare una massa monetaria fittizia e truffaldina – come il deus ex machina al quale tutto deve sottostare.
Gli archetipi originari, entrano in collisione con queste “raffigurazioni” imposte dal circuito mediatico, ed assorbite – purtroppo, la popolazione non ha scampo! – a largo spettro: vengono, inesorabilmente, distrutti.

In questo scenario, una manciata di “studiosi” cerca almeno di dipingere l’esistente – non può avere, oggi, i mezzi per soluzioni salvifiche! Solo qualche accenno! – e si trova esposta alla critica di critici che hanno smarrito, a loro volta, “l’archetipo” del critico. Altro che “quoto” e “non quoto”: provare per credere.