Scoprendo il Web 2.0

Londra, nuovo piano anti-pirateria: “Responsabilità agli Isp”

Posted in economia, news by Giuseppe Futia on dicembre 21, 2008

Dal bastone alla carota: ricompensati i provider che favoriscono il download legale

Un nuovo piano per affrontare la pirateria su Internet, che renderebbe  i fornitori di banda larga direttamente responsabili per il download di musica e film da siti web senza licenza,  è in fase di esame da parte del governo britannico.

Gli Internet Service Providers (ISPs), secondo tale provvedimento,  riceverebbero una piccola somma per ogni film o canzone scaricati legalmente dai propri customers, incassando un sostanzioso guadagno che si aggiungerebbe alle consuete entrate legate al servizio di providing.

Il Department for Business, Enterprise and Regulatory Reform (Berr) sta vagliando una serie di proposte prima di prendere un possibile provvedimento all’inizio del prossimo anno. Ma questo piano di ripartizione del profitto (tra i service providers e, ad esempio, le case discografiche), presentato da Ingenious Media,  potrebbe essere favorito dal Ministero inglese. “I funzionari del governo stanno trattando la cosa molto seriamente “, affermano fonti provenienti dal mondo dell’industria.

Questo tipo di approccio dovrebbe incoraggiare i provider a rendere sempre più difficoltoso l’accesso ai siti Internet che forniscono illegalmente materiale free (ma non era Google a minacciare net neutrality?!?), orientando i propri clienti verso “legittime” alternative (a pagamento).

Berr si aspetta di pubblicare la propria raccomandazione sulla pirateria entro gennaio, il tutto dopo che alla fine di ottobre una lunga consultazione sul peer-to-peer e il file sharing ha fatto il punto della situazione.

Parafrasando Beppe Grillo: “Loro non molleranno mai. Noi neppure”

via guardian.co.uk

Alla Silicon Valley per incrementare l’IQ planetario

Posted in conoscenza, infografica, web2.0 by Giuseppe Futia on dicembre 13, 2008

Il pezzo che riporto qui tradotto in italiano è davvero molto bello. E spero che la mia personale traduzione possa almeno aiutare alla comprensione dei vari concetti. La lettura in inglese è vivamente consigliata.

engelbart_mural_timeline

Engelbart mural timeline

In un lontano martedì di quarant’anni fa, un ingegnere della Silicon Valley chiamato Douglas Engelbart, fece una presentazione così straordinaria che gli scienziati che operano nel settore dell’informatica oggi la definiscono “La madre di tutti le presentazioni” (the mother of all demos). Più che di una mera presentazione, si è trattata  di un’anticipazione di un’idea ambiziosa: che le reti di computer potessero aiutare gruppi di persone che lavorano insieme in maniera più efficace, incrementando l’intelligenza collettiva della razza umana, facendo il possibile per risolvere alcuni dei suoi problemi più pressanti, inclusi l’inquinamento, le carestie, le malattie e la guerra.

Più di cento “fedeli” della visione di Engelbart, si sono dati appuntamento

Engelbart e il mouse

Engelbart e il mouse

lunedì al San Jose’s Tech Museum of Innovation, nel cuore della Silicon Valley, a discutere i modi con cui sarebbe possibile promuovere una crescita dell’intelligenza collettiva.

La conferenza, che prende il nome di Program for the future, ha chiamato a raccolta lo stesso Engelbart, così come altri luminari dell’industria ad alto tasso tecnologico come il director of research di Google Peter Norvig, il co-fondatore di Apple Steve Wozniak, il computer scientist Alan Kay e i docenti del Mit Thomas Malone e Hiroshi Ishii.


Engelbart, oggi 83 anni, è una maestosa, benché silenziosa, presenza all’interno della conferenza. Ma le sue idee e la sua personalità, s’insinuano persino aldilà della folla. Ishii, ad esempio, definisce Engelbart il suo dio e il suo eroe, citando gli effetti delle sue idee sulla sua carriera e più in generale sullo sviluppo dell’industria dei computer.


Peter Norvig
è stato invece un po’ più cauto. “Molto di ciò che facciamo deriva dalle sue idee, ma non tutti coloro che lavorano in Google conoscono quella storia”, ha rivelato Norvig a Wired.com, riferendosi alla presentazione di Engelbart del 1968.

Program for the future Conference - Ispirato alla visione di Douglas Engelbart di sfruttare la tecnologia per migliorare le condizioni di vita dell'umanità

Program for the future Conference - Ispirato alla visione di Douglas Engelbart di sfruttare la tecnologia per migliorare le condizioni di vita dell'umanità

L’organizzatrice del Program for the future Mei Lin Fung ha definito l’evento un vero e proprio “cambio della guardia”, un passaggio di consegne da una più vecchia generazione di ingegneri informatici verso una più giovane generazione di studenti e imprenditori. Sicuramente, i dati demografici (rivelati tramite sondaggi in tempo reale via wireless), hanno mostrato una larga partecipazione di giovani e meno giovani, di organizzazioni no-profit e di affari, di natura accademica e industriale.


La presentazione di Hiroshi Hishii ha mostrato una modo in cui potrebbe avvenire questo passaggio di consegne. Mentre le risate di alcuni ragazzini in visita al museo filtravano all’interno della stanza in cui si svolgeva la conferenza, Hishii ha passato in rassegna diversi video di progetti su cui stanno lavorando gli studenti del MIT Media Lab’s Tangible Media Group, incluso uno denominato I/O Brush: una videocamera nascosta all’interno di un enorme pennello connesso a un programma che “runnava” su un enorme schermo bianco. Gli utenti toccavano un oggetto con il pennello, e successivamente potevano disegnare sullo schermo grazie all’immagine che avevano “raccolto”, nello stesso modo cui funzionano gli
eyedropper tool di Photoshop. Il tutto funziona anche nel caso dei video, suscitando grida di gioia nei ragazzini che venivano mostrati nel video, che l’hanno puntato verso i propri  occhi e dopo hanno disegnato una serie di occhi lampeggianti.


Il lavoro che si svolge nei laboratori di Ishii ha portato alla creazione di una
vera e propria interfaccia alla Minority Report detta G-Speak, che permette agli utenti di interagire con enormi datasets attraverso pareti a schermi e monitor da tavolo, ondeggiando le braccia e “trascinando” gli oggetti con le loro mani.

I/O Brush

I/O Brush


Ciò che i vari partecipanti alla conferenza avevano in comune era una profonda convinzione nella potenza dell’intelligenza collettiva per poter migliorare il mondo, un profondo apprezzamento per Engelbart come uomo e una notevole affinità con il gergo dell’intelligenza collettiva. Un lungo murale ha poi illustrato il significato della presentazione del 1968 su una
20 foot “co-evolution” timeline, con una visualizzazione parallela alla vita di Engelbart, proiettando il 2008 trascorso verso il futuro. Sulla timeline, eventi significativi e invenzioni venivano marcate con delle icone, mentre “The mother of all demos” prendeva la forma di un enorme maremoto blu di idee: email, networked computing, online publishing, video conference, hyperlinks e, naturalmente, il mouse. I partecipanti sono stati invitati ad aggiungere le proprie idee personali alla timeline attraverso l’uso di post-it. Fatto questo, gli organizzatori hanno chiesto un minuto di silenzio mentre ognuno contemplava le idee che si stavano discutendo, ed alcuni membri della folla chinavano le loro teste quasi in una sorta di preghiera. Successivamente, le persone hanno iniziato a gridare quali, secondo loro, fossero le idee migliori: “World 2.0”, ha detto un uomo per rispondere agli applausi, e “Life in a integrated domain” ha urlato un altro, suscitando lo stupore della folla.


Questo incontro non ha rappresentato unicamente l’unione tra un gergo particolare e visioni di speranza. Le presentazione “
One to many” sono state inframezzate da sessioni collaborative, nelle quali i partecipanti sono stati invitati a fornire le proprie idee per un programma avanzato per favorire l’intelligenza collettiva.


Ma alla fine, all’interno della conferenza si è giunti a una convinzione fondamentale: che la tecnologia potrebbe essere un aiuto reale per la soluzione di problemi sempre più critici.


Engelbart ha elaborato la propria teoria, raggiungendo ciò che lui stesso ha definito principio del continuo miglioramento. E Norvig, a questo proposito, ha dichiarato: “Se si migliora continuamente, tutto il resto si prenderà cura di se stesso”.

Ma soprattutto è necessario migliorare nella giusta direzione, ha proseguito Norvig. E  lui (Engelbart) aveva una tale chiarezza morale nelle sue idee, che sapeva perfettamente quale fosse la giusta direzione da percorrere”.


Il resto di noi, pare, sta ancora cercando di recuperare il ritardo
.


via Wired.com

Askmarkets.com, previsioni di mercato provenienti dal basso

Posted in economia, impresa, web2.0 by Giuseppe Futia on dicembre 7, 2008

askmarkets.comCrunchbase ci offre una sapiente definizione di cosa sia askmarkets.com: una piattaforma per le previsioni nell’andamento dei mercati che dà spazio alla saggezza della folla. Il tutto, naturalmente, in maniera virtuale.

Ogni utente fornisce il proprio punto di vista sulle informazioni riguardo all’attuale andamento del mercato, proponendo inoltre la propria previsione sugli andamenti futuri. E tramite queste opportunità, è possibile rimodellare il consenso generale attorno a un dato mercato, osservando in maniera diretta l’impatto delle proprie azioni. Impatto che, a livello teorico, potrebbe rivelarsi anche nella realtà nel caso in cui trapelino informazioni particolari.

Non azzardo altre ipotesi poiché non conosco in profondità il servizio, ma conoscendo la potenza diffondente della Rete (molti ricorderanno il caso di Drudge Report, il blog che ancor prima dei canali mainstream denunciò l’impeachement che coinvolse Bill Clinton e Monica Lewinsky), un tale servizio potrebbe avere pesanti ripercussioni soprattutto se si pensa all’impatto di elementi come la fiducia delle persone sull’andamento dei mercati.

Ciascun utente inoltre può creare il proprio mercato personale, ponendo la propria domanda a tutta la community di askmarkets.com. E se quest’ultima ha creato una prediction market per le start-up presenti in CrunchBase, uno dei più importanti archivi dove ogni utente può inserire le informazioni che conosce su un determinato sito, o su una persona in particolare, che ha sviluppato il suo lavoro sul web, la cosa si fa ancora più interessante.

via TechCrunch