Scoprendo il Web 2.0

Se la buona divulgazione è sintomo di democrazia

Posted in conoscenza by Giuseppe Futia on novembre 20, 2008

journalist

Nel turbolento clima mediatico del nostro tempo, capita troppo spesso che si aprano molte controversie inutili. E che invece non si aprano dibattiti che potrebbero risultare estremamente utili (bisogna riconoscere che il nostro premier nel seguire questa linea è un vero maestro).

Rivolgendo il nostro sguardo al mondo scientifico e in particolare ai temi ambientali, si osservano scontri di opinione che tra gli scienziati in realtà nemmeno si pongono. Naturalmente, aspetti quali dubbio e confronto sono sacrosanti, ma come spiega Kerry Emanuel, uno dei maggiori climatologi del Mit, bisogna attribuire alle cose il peso che meritano: “Se ci sono 92 ricercatori che dicono A e un ricercatore che dice B, giornali e talk show prendono uno dei primi e quell’unico dei contrari e li mettono l’uno contro l’altro. Così si costruisce uno scontro e il pubblico avrà l’impressione che il mondo scientifico è diviso in parti uguali. Ma noi sappiamo benissimo che non è così”.

Giornalisti un po’ scienziati
Il dibattito che gravita attorno al global warming è uno degli esempi più lampanti: l’impennata della quantità di anidride carbonica e la responsabilità delle attività umane in questo campo sono incontrovertibili. E lo ha certificato in maniera definitiva anche l’Ipcc nel 2007. Proprio per questo il ruolo ricoperto dai mezzi di comunicazione diventa fondamentale, soprattutto quello dei media massa che hanno il compito di formare l’opinione pubblica. Su questi temi le persone devono venire istruite dai giornalisti che dal canto loro devono tenersi in continuo aggiornamento, senza creare scorciatoie, che non contribuiscono a creare un’informazione di qualità: perché in fondo un’opinione pubblica preparata è anche un’opinione pubblica sensibile.

Ecco che la responsabilità dei divulgatori, quindi, assume un ruolo centrale. Come spiega ancora Emanuel: “Negli Usa abbiamo programmi per i knight journalist, che trovo importantissimi: una fondazione paga i giornalisti per stare un anno al Mit e farli interagire con fisici, biologi, economisti. Solo così potranno nascere professionalità a metà strada tra gli specialisti e il pubblico, capaci di trattare con dimistichezza temi che non si esauriranno nel breve tempo”.

Analogie democratiche
Come osserva Alessandro Lanni, l’autore del pezzo da cui ho preso spunto, sentendo parlare Emanuel “pare di ascoltare uno dei teorici della democrazia deliberativa per i quali la qualità (alta) dell’opinione pubblica è fondamentale per il buon funzionamento della democrazia” (i miei colleghi ricorderanno J. B. Thompson). “Ed è per fare funzionare questo gioco democratico, conclude Emanuel, che i giornalisti devono informare e non cercare sempre l’altra campana, anche quando non esiste”.

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