Scoprendo il Web 2.0

Guardando il…politicando

Posted in politica by Giuseppe Futia on dicembre 26, 2007

Vorrei proporre, nonostante esuli dagli obiettivi di questo blog, l’intercettezione tra Agostino Saccà e Silvio Berlusconi presente sul sito dell’Espresso.

Non vorrei soffermarmi, però, sulle questioni inerenti a questo video. Credo che in effetti si spieghi da solo.
Vorrei però pubblicare a seguito le dichiarazioni, comparse su Repubblica, di Bertinotti e Mastella riguardo a questa vicenda.

Le critiche di Bertinotti. Da una parte critica la pubblicazione delle intercettazioni. “Che – dice il presidente della Camera – sono tutte cattive e che non devono essere usate per scopi politici”. Dall’altra ammette, però, che lo scenario che emerge dalla telefonata Berlusconi-Saccà, serve come utile “indicatore del costume di un paese” e come segnalatore di un “degrado del sistema”. Invocando una riforma del servizio pubblico “non più rinviabile”.

Mastella: “Serve una legge”. Il Guardasigilli Clemente Mastella, invece, torna sull’uso delle intercettazioni. Ipotizzando un giro di vite sulla loro diffusione: “Serve una legge che ne regolamenti l’uso e che rispetti la privacy dei cittadini”.

Forse entrambi non hanno sentito l’intercettazione, e quel che in essa si diceva. O forse l’hanno sentita troppo bene.

Il Knol di Google sostuirà Wikipedia?!?!?

Posted in web2.0, wiki... by Giuseppe Futia on dicembre 18, 2007

Qualche giorno fa sul blog di Google è stato presentato l’ennesimo progetto della casa di Mountain View, che questa volta si propone di lanciare una nuova enciclopedia in cui a far da padroni saranno articoli pubblicati dagli utenti. Un modello che quindi mutua, per molto aspetti, il modello di enciclopedia aperto intrapreso da wikipedia con una sostanziale differenza: all’importanza del contenuto, si affiencherà, assumendo un ruolo chiave, l’autore dell’articolo. Google ha deciso di riprendere un pò la politica secondo cui i libri hanno i propri autori, gli articoli il nome dei giornalisti scritti in basso, dando quindi nuova linfa e una nuova centralità al ruolo dell’autore.
Credo che questa scelta da una parte possa essere azzeccata infatti, il nome dell’autore, potrebbe donare all’articolo un aura diversa, un valore aggiunto che abbia risvolti in termini di credibilità; in secondo luogo penso sia una scelta che potrebbe essere allettante per l’ego di molti internauti. Sono dell’idea che, nonostante siano in molti a voler partecipare alla conoscenza, tanti altri cerchino successo e notorietà.

Ho trovato molto interessante il punto di vista di Scott Gilbertson della rivista Wired, che fa notare come, nonstante la semplicissima interfaccia di utilizzo, molto probabilmente la voce edit di un determinato articolo potrebbe essere cliccabile unicamente dagli stessi autori. Errore nel programma? Non direi. La scelta di enfatizzare l’autore di un determinato post potrebbe implicare questo tipo di scelta. Gli utenti quindi potranno commentare, ma per poter riprendere un determinato concetto, dovranno scrivere un altro e ulteriore articolo.

Dal mio punto di vista credo che wikipedia proponga insegnamenti ben precisi; se in pochi anni essa è riuscita a raggiungere il livello dell’enciclopedia britannica, i motivi sono una collaborazione di massa che ingloba le competenze più valide di tutto il mondo. La forza della comunità, del dibattito, del confronto, hanno permesso la creazione di contenuti sempre più validi e aggiornati che hanno dato vita a un’enciclopedia, ovvero un “luogo” in cui esistono delle definizioni da cui poter attingere.

La scelta di Google credo si allontani da questo obiettivo, se non altro per quel che concerne la classica ricerca all’interno di un’enciclopedia. Propone qualcosa di diverso: un intruglio che rispecchia un pò il gran numero di informazioni e di punti di vista all’interno del web.

Ma questa può essere considerata una vera enciclopedia? Io credo di no. Per una ricerca di questo tipo sono sempre a favore del modello di wikipedia: libero, aperto, spinto dalla forza della comunità e soprattutto, aspetto che trovo fondamentale, libero dalla pubblicità. Almeno per ora.

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Campagna contro l’Aids

Posted in non-conventional, video by Giuseppe Futia on dicembre 17, 2007

Il senso della storia? Vivere abbastanza per trovare il vero amore..


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OpenId: l’identità nelle nostre mani

Posted in web2.0 by Giuseppe Futia on dicembre 15, 2007

L’era del web 2.0 è caratterizzata dalla nascita e dalla proliferazione di una moltitudine diimmagine.jpg servizi. Servizi che si accompagnano a una miriade di account, che a loro volta sono costituiti da un infinità di “nome utente” e “password” da ricordare. Ovviamente, per semplicità, si potrebbe considerare come alternativa la scelta di un nome utente e di una password “standard”, per poter accedere a tutti i servizi a cui si è iscritti; il problema è che, questa scelta di gestione delle diverse identità, potrebbe divenire un ottimo spunto per coloro che le identità le rubano.

OpenId si propone di sopperire a questo problema, offrendo un tipo di servizio che ho trovato molto innovativo. Nella sostanza, si tratta di un sistema che consente di accedere a servizi e siti web diversi, compatibili con le sue specifiche, utilizzando un unica identità digitale. Il punto nodale è che questa identità può venire gestita sia attraverso alcune tipologie di providers che divengono fornitori del servizio di OpenId ( WordPress, Vox, LiveJournal) oppure inserendo opportuni tag html o scripts php all’interno del proprio sito. Credo che l’aspetto fondamentale della questione consista in un sistema di autenticazione molto più decentralizzato rispetto al passato, in cui l’utente è in grado di gestire al meglio le proprie credenziali. Mi sembra di aver capito che quindi, il nome utente e la password si trovino “fisicamente” solo nel database del provider che fornisce il servizio di OpenId.

Un pò di tempo fa, su Nova24, ho trovato un articolo in cui veniva suggerita una probabile evoluzione del web 2.0 : un unico account per ogni social network e una pluralità di servizi e opzioni sempre più in mano agli utenti.

Credo che, almeno per il primo aspetto, OpenId rappresenti un notevole passo avanti in questa direzione.

Per ulteriori approfondimenti e chiarimenti rimando a ICTV e Html.it

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Il cuore distribuito di Amazon

Posted in web2.0, wiki... by Giuseppe Futia on dicembre 5, 2007

“Amazon è una compagnia di commercio elettronico statunitense con sede a Seattle, nello stato di Washington. È stata tra le prime grandi compagnie a vendere merci su Internet ed una delle aziende simbolo della bolla speculativa riguardante Internet alla fine degli anni Novanta.”

Questa è la definizione che Wikipedia sapientemente ci offre. Amazon, però, è anche uno degli esempi più riusciti nell’era del web 2.0. Un azienda che, citando direttamente da wikinomics, “è stata fra i pionieri delle iniziative chiamate affiliate program, ovvero quei programmi di di affiliazione che utilizza per promuovere il traffico e le vendite all’interno dell’immensa rete dei suoi partnership”. Amazon ha due tipologie di affiliati: gli Amazon associate e i marketplace seller; i primi rappresentano migliaia di associati che veicolano traffico e vendite verso Amazon, ricevendo in cambio delle commissioni. I secondo sfruttano il sistema di pubblicazione, vendita e di distribuzione del sito per un proprio inventario di prodotti. Oggi, più di un milione di utenti registrati, sfruttano la piattaforma di Amazon per vendere prodotti nuovi e usati.

Questa scelta di apertura, fino ad oggi, è risultata vincente: in primo luogo, i mash up creati dagli Amazon associate, danno un volto multisfaccettato all’azienda , determinando un più ampio bacino d’utenza; in secondo luogo, l’utilizzo della piattaforma da parte dei marketplace seller implica un incremento dei prodotti messi in vendita, i quali aumentano in modo sostanziale la visibilità di Amazon. Il fatto che tutti questi processi avvengano in modo autonomo, implica che i costi fissi (che sono già contenuti) vengano ulteriormente ridotti, determinando quindi una spesa minimale.

Amazon e i suoi numeri:
– 140.000 sviluppatori sparsi in tutto il mondo;
– il 30 % del fatturato che proviene da società o utenti esterni che sfruttano la sua piattaforma.

Non male direi.

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Sfondare su Youtube

Posted in video, web2.0 by Giuseppe Futia on dicembre 3, 2007

Tommaso Tessarolo riprende ottimi spunti per raggiungere il successo su Youtube.

Come è facile immaginare non bisogna farsi scrupoli su eventuali richiami sessuali, anzi.

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