Scoprendo il Web 2.0

Quant’è bello attardarsi

Pubblicato in conoscenza da Giuseppe Futia il Febbraio 21, 2008

Credo che da quando parole come condivisione, innovazione, creatività si siano affiancate indissolubilmente alla parola Rete molte cose sono cambiate; soprattutto quando parliamo di conoscenza. Ma allo stesso tempo, penso che siano innumerevoli le volte in cui abusiamo di questo vocabolo, specialmente quando l’accostiamo a Internet, quasi si realizzasse la salvezza eterna.

Certo il poter navigare in Rete, raggiungendo qualsiasi tipo di informazione in qualsivoglia formato è indubbiamente un passo in avanti epocale rispetto al passato, senza dimenticare che questo tipo di esperienza è oramai sempre disponibile su un numero sempre maggiore di device d’accesso; è altrettanto vero, però, che ci troviamo di fronte a una cultura volatile, effimera, che molto spesso non lascia traccia. Un tipo di conoscenza, che per le modalità con cui si forma e (non) si assimila, lascia poco (o forse nessuno) spazio alla riflessione e al ragionamento.

Credo che se come molti dicono sia necessario cercare di ridurre drasticamente il digital divide, allo stesso tempo non farebbero certo male un buon libro di storia o di letteratura, da poter sfogliare, assaporare e su cui, dolcemente, potersi attardare.

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Una Risposta

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  1. 1Co said, on Febbraio 22, 2008 at 10:56 am

    La chiave di tutto è il tempo. Il percorso di apprendimento di ogni persona la deve portare a conoscere le cose giuste nel modo giusto. Se alcune cose avvengono prima di altre e non si rispetta la naturale maturazione allora non si riuscirà mai ad avere un quadro completo e corretto della conoscenza. Chi ci riesce eredita il mondo.


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