Il cuore distribuito di Amazon
“Amazon è una compagnia di commercio elettronico statunitense con sede a Seattle, nello stato di Washington. È stata tra le prime grandi compagnie a vendere merci su Internet ed una delle aziende simbolo della bolla speculativa riguardante Internet alla fine degli anni Novanta.”
Questa è la definizione che Wikipedia sapientemente ci offre. Amazon, però, è anche uno degli esempi più riusciti nell’era del web 2.0. Un azienda che, citando direttamente da wikinomics, “è stata fra i pionieri delle iniziative chiamate affiliate program, ovvero quei programmi di di affiliazione che utilizza per promuovere il traffico e le vendite all’interno dell’immensa rete dei suoi partnership”. Amazon ha due tipologie di affiliati: gli Amazon associate e i marketplace seller; i primi rappresentano migliaia di associati che veicolano traffico e vendite verso Amazon, ricevendo in cambio delle commissioni. I secondo sfruttano il sistema di pubblicazione, vendita e di distribuzione del sito per un proprio inventario di prodotti. Oggi, più di un milione di utenti registrati, sfruttano la piattaforma di Amazon per vendere prodotti nuovi e usati.
Questa scelta di apertura, fino ad oggi, è risultata vincente: in primo luogo, i mash up creati dagli Amazon associate, danno un volto multisfaccettato all’azienda , determinando un più ampio bacino d’utenza; in secondo luogo, l’utilizzo della piattaforma da parte dei marketplace seller implica un incremento dei prodotti messi in vendita, i quali aumentano in modo sostanziale la visibilità di Amazon. Il fatto che tutti questi processi avvengano in modo autonomo, implica che i costi fissi (che sono già contenuti) vengano ulteriormente ridotti, determinando quindi una spesa minimale.
Amazon e i suoi numeri:
- 140.000 sviluppatori sparsi in tutto il mondo;
- il 30 % del fatturato che proviene da società o utenti esterni che sfruttano la sua piattaforma.
Non male direi.



